Posizionare Arduino nell’ambito degli strumenti di sviluppo per l’Internet of Things

Dieci anni fa, la Blu Sistemi è stata una delle prime aziende italiane del settore ICT a considerare Arduino uno strumento d’interesse e rivoluzionario nell’ambito della progettazione dei sistemi elettronici industriali, quando la maggior parte degli attori del mondo dell’elettronica professionale lo considerava un inutile giocattolo, destinato a maker e hobbisti.

Oggi lo scenario è ben diverso e, in alcuni casi, si eccede con l’errore opposto.

Abbiamo quindi cambiato idea?

Niente affatto, la storia ci ha dato ragione e, oggi come allora, manteniamo una solida e corretta visione del posizionamento di questo strumento, con un occhio al nuovo corso intrapreso dall’azienda Arduino, oramai al di fuori delle liti tra soci che hanno rischiato di oscurare il futuro del progetto iniziato ad Ivrea nel lontano 2005.

Facciamo un po’ d’ordine e procediamo per gradi.

Arduino è un prodotto nato con uno scopo ben preciso: permettere a creativi e designer di realizzare in proprio un prototipo elettronico interattivo, senza dover ricorrere durante la fase di ideazione del prodotto alla prestazione professionale di un ingegnere, categoria notoriamente spocchiosa e poco incline ad ascoltare l’interlocutore soprattutto quando si parla di arte e creatività.

La gran parte della tecnologia del mondo moderno si basa sui microcontrollori, evoluzione nel campo dell’automazione del microprocessore inventato a fine anni ’70 dal fisico italiano Federico Faggin.

Ciascuno di noi porta con se da due a tre microprocessori, che sono il cervello elettronico di computer, tablet e smartphone.

Ciascuno di noi, senza saperlo, interagisce giornalmente con decine di microcontrollori, presenti nelle centraline di automobili, elettrodomestici, antifurto, nei televisori, nei telecomandi, dagli apri-cancello a quelli delle auto o degli impianti TV e Audio.

Nell’era del design minimalista, delle leggi della semplicità di John Maeda, il successo di un prodotto innovativo si basa sempre di più sulla capacità di progettare design e user experience vincenti.

I progettisti di user experience e i designer hanno un background umanistico, l’informatica moderna è alla loro portata, strumenti come Processing rendono semplice la programmazione dei computer a chiunque. Realizzare un sito web è alla portata di scrittori e giornalisti, app e videogame possono essere sviluppati con tool intuitivi ed immediati.

Programmare un microcontrollore nel 2005 restava al contrario una disciplina per esperti, per ingegneri con specializzazione in automazione e microelettronica.

Arduino ha rivoluzionato questo paradigma. Arduino è uno strumento di supporto alla progettazione e ideazione di prodotti interattivi che consente a chi è a digiuno di informatica ed elettronica di realizzare un prototipo funzionante dell’idea che ha in mente.

Arduino ha democratizzato l’elettronica interattiva, mettendo nelle mani di creativi, artisti e designer un potente strumento di progettazione che non necessita dell’intermediazione degli ingegneri.

Arduino non è stato progettato per realizzare il prodotto finito. Arduino è pensato per essere utilizzato dai creativi nella fase di sperimentazione e ideazione con l’obiettivo di verificare che le idee siano realmente realizzabili.

Costruito il prototipo, cioè la prova tangibile della fattibilità dell’idea, Arduino viene riposto nella sua scatola, assieme agli altri componenti del suo kit. da quel momento in poi l’idea viene consegnata agli ingegneri per la fase di industrializzazione che vedrà la nascita del vero prodotto.

All’epoca era opinione comune che gli ingegneri che sapevano programmare i microcontrollori e progettare i circuiti elettronici non avrebbero avuto bisogno di Arduino, poiché avevano il know how per realizzare anche i prototipi con gli strumenti seri e professionali. Ma a nostro avviso non era proprio così.

Nel settore dello sviluppo software nel corso degli anni ’80 è avvenuta una vera e propria rivoluzione metodologica sul modo di effettuare la progettazione. I nuovi strumenti IDE conseguenti all’avvento del Personal Computer hanno reso obsoleti i pesanti metodi di progettazione “a cascata” a vantaggio dei nuovi metodi iterativi e incrementali basati sulla prototipazione successiva che oggi hanno il loro consolidamento nelle cosiddette metodologie agili.

Lo sviluppo del firmware per i microcontrollori, pur basato su IDE per PC come l’ottimo Atmel Studio, resta un processo delicato e complesso che richiede attenzione e perizia.

Arduino, in virtù della sua immediatezza e intuitività, ci è subito apparso come lo strumento ideale per portare la prototipazione successiva nel campo del firmware industriale.

Dopo l’inevitabile fase di resistenza iniziale, molte piccole e medie imprese specializzate nella produzione di schede elettroniche a microcontrollore hanno iniziato ad utilizzare l’IDE Arduino nella fase di prototipazione, con importanti vantaggi in termini di efficienza progettuale.

Oggi Arduino è usato da centinaia di migliaia di aziende, in prevalenza PMI, ma non solo, come strumento di supporto alla progettazione.

È tuttavia importante ricordare che la piattaforma classica Arduino non è mai stata idonea alla realizzazione del prodotto finale da immettere sul mercato e soprattutto, la sua versione originale non era pensata per le comunicazioni  wireless.

Tuttavia, proprio Arduino è stato uno dei driver che ha consentito lo sviluppo del settore Internet of Things. Centinaia di nuovi oggetti “smart” sono stati progettati con Arduino, abbinando il microcontrollore ad un device specializzato per la connettività wi-fi o GSM.

L’avvio di questo importante mercato è avvenuto proprio mentre i cinque membri del team dei creatori di Arduino iniziavano a litigare per il possesso dei diritti di sfruttamento del marchio e soprattutto si contendevano la leadership sulla numerosa community che aveva determinato il successo planetario del progetto.

Sul mercato sono comparsi diversi concorrenti che hanno iniziato a rilasciare schede Arduino compatibili perfette per il segmento IoT.

Finalmente nel 2017 è stato raggiunto un accordo tra i fondatori di Arduino e dopo diverse operazioni societarie è stato raggiunto un assetto aziendale stabile e sono state stipulate partnership importanti che hanno permesso alla rediviva Arduino Srl di ricominciare a guadagnare il tempo perduto. In pochi mesi l’offerta è stata ampliata con la presentazione delle nuove schede MKR a 32 bit che sono subito apparse un passo avanti alla concorrenza e che potremmo definire una sorta di pret-a-porter per il settore IoT, potendo questa volta incorporare Arduino nel prodotto finale.

L’attenzione al mercato professionale è l’elemento che più caratterizza il nuovo corso di Arduino.

Da alcuni mesi stiamo testando il nuovo Arduino IDE PRO, in versione ancora alpha, presso il nostro Centro di Ricerca e Sviluppo e siamo in attesa della consegna dei primi esemplari della nuova scheda Portenta H7.

A giudicare dai primi risultati, in cui siamo anche riusciti a far girare il Tensor Flow Light su un Arduino Nano BLE 33, avremo molto da raccontare ai nostri clienti che vorranno dare al termine Smart Thing un significato molto più aderente al vero!

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